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Intervista a Willem Defoe – Inside the Actors Studio

Dai primi anni ’90 a New York si registra il format Inside the Actors Studio, una serie periodica di interviste con attori, registi, scrittori leggendari. Il programma è stato registrato in diverse sedi ed è approdato oggi presso la PACE University, università legata all’Actors Studio. L’audience live è composta in prima battuta dagli studenti della PACE, che ovviamente pagano fior di quattrini per godere, tra gli altri, di privilegi quali avere un posto assicurato agli incontri registrati presso la loro sede. Una volta esauriti i posti riservati agli studenti, e ammesso che siano rimasti dei posti, è data la possibilità agli esterni di accedere.

L’ATTESA- OUTSIDE THE ACTOR STUDIO

E’ lunedì, la giornata è uggiosa piove e fa freddo nonostante siamo quasi a metà maggio. E i miei capelli sono dichiaratamente un disastro. Non essendo una studentessa della PACE arrivo un’ora e mezza prima dell’apertura al pubblico e pazientemente aspetto, cuffie nelle orecchie e un occhio vigile sulla porta di ingresso. E prego. Passa circa un’ora e le speranze iniziano ad abbandonarmi. All’improvviso l’idea di guardarmi la puntata registrata su youtube quando uscirà comincia a sembrarmi poi non così male. Proprio allora una gentile signorina si affaccia per comunicarci che c’è speranza anche per gli esterni. Io sono terza in fila quindi entro di sicuro.

La puntata si registra nel teatro dell’Università, una meraviglia da circa 700 posti con il palco adibito per l’occasione a studio televisivo. Sul palco due poltroncine che oggi ospitano Willem Dafoe (Platoon, Burning Missisipi, LighSleepr, Once Upon a Time in Mexico, Spiderman, The Antichrist, The Grand Budapest Hotel, Vincent Van Gogh solo per citarne alcuni)  intervistato, come richiede il format odierno, da un attore più giovane, che nella puntata di oggi è Pedro Pascal (Game of Thrones, Narcos, The Great Wall etc.).

Dafoe ha lavorato in centinaia di film e con un numero inavvicinabile di registi.  Fare un riassunto delle quantità di dettagli, esperienze e aneddoti che sono venuti fuori dall’intervista con Pascal sarebbe insensato e decisamente riduttivo. Ci sono però alcuni argomenti  che continuavano a venire fuori, perchè gli stava particolarmente a cuore condividerli con un’audience composta di aspiranti attori e registi.

È LA TUA CARRIERA,  LA TUA CREATIVITÀ E DI NESSUN ALTRO

Le scelte della carriera di Willem, sì il mio amico Willem, sono state scelte coraggiose alle quali lui si è riferito definendole “avventate, forse sbagliate alle volte”. Platoon è stato il suo primo grande successo di pubblico per il quale ha ricevuto la nomina all’Oscar come miglior attore non protagonista, sebbene avesse fatto altri film prima di lavorare con Oliver Twist. A seguito di questo successo Willem scompare per circa un anno, un lungo tempo per una star emergente, Pedro Pascal gli chiedeva nell’intervista il perchè di questa lunga assenza al lancio di una carriera che è cominciata così bene. A detta di Willem nel post-Platoon, Hollywood ha iniziato, cito letteralmente “a gettarmi addosso la qualunque” ogni nuovo film da scritturare senza nessun criterio di selezione, se fosse giusto o meno per lui, gli veniva inviato. La pressione ovviamente del suo manager e degli addetti ai lavori era che lui accettasse indiscriminatamente visto che era chiaro che volessero fare di lui una star e non aveva intenzione di accattarli solo perché lo avrebbero reso più famoso, più in fretta. Nell’anno che ha seguito Platoon ha rifiutato più di 50 scritture per film che lo avrebbero ricoperto di soldi e portato su  tutti gli schermi, perchè sentiva di non avere la giusta connessione. Ha continuato a recitare nella compagnia teatrale che aveva fondato anni prima nel mid-west americano ed ha saputo aspettare. Peraltro quando il soggetto giusto è arrivato, era estremamente simile alla storia che lo ha reso famoso in Platoon. Un suicidio della carriera, secondo chi lo seguiva al tempo e gli addetti ai lavori che lo rappresentavano. Si era assentato per un anno per poi ripetersi in un film che rischiava di essere troppo simile al suo primo grande successo. Quelle predizioni così catastrofiche esercitavano su di lui una fortissima pressione psicologica alla quale però non ha voluto cedere in rispetto di quella curiosità che spingeva la sua creatività in una direzione differente. A distanza di anni e con la carriera che si è costruito è chiaro come tali predizioni fossero del tutto fuori rotta. La sua esperienza mi ha offerto un punto di riflessione molto importante. Siamo spesso spinti, come attori, a mettere le scelte che riguardano la nostra carriera nelle mani di altri. Sulla base del fatto che noi ci intendiamo della parte creativa e qualcun altro si intende della parte di businness e di chiudere i contratti. Siamo spesso portati a pensare che scegliere progetti che non ci rispecchiano, non ci stimolano (o peggio ci raccapricciano)  sia necessario per costruire la nostra immagine secondo i dettami di un’industria che la sa meglio di noi come si fa a stabilire una carriera. La realtà è che ci vuole fegato a mettere il proprio lavoro e la propria ispirazione prima della fretta di dimostrare a qualcuno che “ce l’abbiamo fatta”. Il rispetto per il suo lavoro ha portato Dafoe a scegliere di farsi guidare dalla  sua creatività nelle scelte della sua carriera, invece che dai dettami dell’industria maggioritaria. Il risultato è che il caro Willem non ne ha sbagliato uno di film. Ha sempre scelto progetti con cui per un motivo per l’altro, aveva una connessione forte. E l’unico risultato possibile in questo caso è un lavoro sempre di altissima qualità.

 

LA MIGLIOR PERFORMANCE È FUORI CONTROLLO

Un’altra cosa di cui ha parlato Dafoe è la magia che si crea quando il lavoro di un attore è vivo. Per creare questa magia, ha detto, occorre che l’attore abbia un’esperienza mentre recita. Avere un’esperienza significa abbandonare l’idea e la necessità di rappresentare qualcosa di intelligente, interessante, brillante, significa abbandonare la necessità di “voler essere bravi”. Abbandonare il risultato per immergersi nell’esperienza che porta al risultato. Ha parlato di una costante battaglia tra il controllo, che tutti vogliamo esercitare sulle nostre performance, e l’abbandono all’ impulsività, all’originalità, alla sfera dell’ignoto. Quello che mi ha colpito è che ne ha parlato come di una questione ancora attuale per lui nel suo lavoro. Come una ricerca di equilibrio insaziabile ancora in corso, anche dopo ant’anni di carriere e più di qualche prestigioso riconoscimento. Mi ha fatto pensare a quanto spesso, da attrice, penso di dover superare questo ostacolo una volta per tutte. Che arriverò ad un punto in cui l’esperienza mi metterà al riparo per sempre dal pericolo di una performance intellettuale, fatta di imitazione e scelte ovvie, non realmente vissuta. E invece eccolo lì, davanti a me, un vncitore di  premio Oscar quattro volte nominato dall’accademia, che mi rivela che la ricerca di questo equilibrio è una condizione essenziale del lavoro dell’attore. La cosa, credeteci o meno, mi ha liberato di un peso enorme. E mi ha fatto iniziare a vedere  sotto una luce diversa il processo di abbandono del controllo e della necessità di un “buon  risultato” nel mio lavoro di attrice. Non più qualcosa da sconfiggere, ma qualcosa da intraprendere.

 

OGNI VOLTA COME LA PRIMA VOLTA

Infine ci ha tenuto a condividere come ancora oggi la porta di ingresso nella vita di un personaggio sia diversa per ogni nuovo progetto che interpreta. In Nosferatu è stato il costume che lo faceva muovere e parlare così diversamente da sè stesso. In Van Gogh la pittura, che gli ha permesso di iniziare a vedere il mondo con gli occhi del famoso pittore. In Platoon  il regista, il cui rapporto con il film era così personale da nutrire e stimolare quello che era necessario alla sua creatività per trovare una via di entrata nel personaggio. In Florida Project la connessione con il progetto e il significato sociale dello stesso. E’ impossibile riciclare quello che hai utilizzato nel film precedente. Devi essere sempre molto attento ad ascoltare in modo generoso quello la tua intuizione, volta per volta, progetto per progetto. Dafoe sembra non essersi mai stancato di esplorare e di cercare nuove vie di ingresso nella propria ispirazione e nella propria creatività. Lontano dall’idea di un metodo che serva da chiave universale per tutti i set su cui si troverà o si è trovato a lavorare. Sentirlo parlare del suo lavoro trasmette anzi un’idea di apertura e di eccitazione nei confronti delle nuove sfide che ogni progetto presenta e di piena consapevolezza che, nonostante gli anni di lavoro e l’esperienza accumulata, ci sarà qualcosa di nuovo da imparare. Forse per questo i suoi personaggi sono tutti così vivi e diversi, a  volte in modo sottile, a volte in modo abissale. Una grande lezione di umiltà che spero serva di ispirazione a chi si affaccia a questo lavoro e a chi la legge vivendola attraverso i miei occhi e le mie orecchie che erano lì a riceverla.

SUMMER CAMP at OAK CIRCUS CENTER dall’ 8 al 14 luglio

OAK CIRCUS flyer

 

 

Questa estate per la prima volta Action Pro in collaborazione con Lost in Translation Circus e The Oak Circus Center presentano il Summer Camp intensivo in arti circensi rivolta ad attori ed acrobati. Dall’ 8 al 14 luglio, una settimana  all’insegna di acrobatica, aerea, thumbling, hanstands, balance, hula hoops, flessibilità nella cittadina britannica di Norwich. Il Summer Camp si svolge all’interno del Chapelfield Summer Circus Festival, uno dei più importanti festival di circo europei  con centinaia di artisti, performers ed esibizioni no stop, al quale i partecipanti del Summer Camp hanno accesso prioritario compreso nella quota di iscrizione.

La quota di iscrizione di 310 euro comprende una settimana di lezioni in arti circensi,  l’ingresso al Chapelfield Summer Circus Fest ed alloggio.

RICAPITOLIAMO:

CHI: Action Pro, The Oak Circus Center, Lost in Translation Circus

COSA: Summer Camp intensiva in arti circensi per attori ed acrobati

DOVE: Norwich, Inghilterra

QUANDO: 8-14 luglio 2019

PERCHE’: perchè giocare è fondamentale 

QUANTO : 310 euro tutto comprensivi di corso, festival e alloggio; esclusi vitto e voli

Lost in Translation Circus e The Oak Circus Center sono due tra le istituzioni più affermate in Inghilterra ed in Europa nell’ambito delle arti circensi. The Oak Circus Center è una residency e punto di riferimento ed attrazione per artisti  da tutto il mondo. Un luogo di esplorazione artistica che va ben oltre il solo insegnamento, costantemente ingaggiata nella ricerca creativa e nella ridefinizione dei limiti delle arti performative sul palco scenico.  Lost in Translation Circus è una compagnia tra le più importanti negli UK. Da anni gravita e lavora con l’Oak Circus Center con ed è composta da membri estremamente qualificati nelle arti performative e nell’insegnamento. Entrambe promuovono una crescita artistica, libera, trasversale e illimitata.

Per info e costi info@actionpro.it o +393477532231.

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