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Tag: film documentario

Locandina Pugni in Faccia - 2019

Pugni in faccia, una favola non a lieto fine

C’è un’Italia sommersa di cui a nessuno sembra interessare, lontana dalle vetrine scintillanti del centro, dagli aperitivi patinati con vista sulle bellezze del nostro Paese. È l’Italia delle periferie più degradate, dove quotidianamente i loro abitanti devono fare a pugni con la vita per non soccombere.

È questa la scenografia in cui è ambientato “Pugni in faccia” il film documentario di Fabio Caramaschi che racconta le periferie romane più estreme attraverso la storia di Mirco, uno dei tanti ragazzi invisibili dell’Italia che non esiste, inciampato brutalmente durante l’ascesa per la conquista della sua riscossa sociale.

Pugni in faccia, la genesi di un racconto in evoluzione

Il progetto “Pugni in faccia” di Fabio Caramaschi è nato quasi per caso. Un esperimento lungo vent’anni che ha inizio in una scuola elementare romana in cui il regista ha tenuto un laboratorio audiovisivo negli anni Novanta.

Una scuola di frontiera, come verrebbe definita oggi, frequentata da bambini abituati a vivere nel degrado di una periferia violenta e malfamata. Per la maggior parte risiedevano in una struttura alloggiativa assistita e per loro Roma non è mai stata la bellezza del Colosseo o il piacere di una passeggiata a Villa Borghese. Per loro, Roma è sempre stata una trincea in cui confrontarsi quotidianamente con il risultato della ghettizzazione sociale, dove la voglia di riscatto si scontrava brutalmente con la realtà quotidiana, fatta di prede e di predatori.

È in questo contesto che Fabio Caramaschi ha conosciuto Mirco, il bambino più difficile con il quale ha avuto modo di confrontarsi.
L’ha seguito per qualche anno durante il periodo scolastico, riprendendolo nelle sue attività quotidiane, finché non l’ha perso di vista.

Ci sono storie che sono però destinate a incrociarsi, che urlano la loro unicità e che esigono di essere raccontate. Quella di Mirco è una di queste.

Cresciuto in fretta, con i guantoni sempre indosso per scappare a una realtà troppo dura, a vent’anni Mirco contatta Fabio Caramaschi e lo invita a un suo incontro di pugilato. In quel momento il regista capisce che deve riprendere il racconto di Mirco ed è così che inizia a seguirlo, registrando con la sua camera l’evoluzione professionale ma soprattutto umana di quel bambino diventato uomo.

La vita di Mirco è un’altalena, i successi sul ring non si accompagnano a quelli nella vita. In “Pugni in faccia” arriva forte la difficoltà di un ragazzo che sebbene provi ad allontanarsi dal “male” inevitabilmente ne viene risucchiato, allontanando da sé le persone che per lungo tempo hanno provato a stargli accanto per aiutarlo a uscire dalla spirale di autodistruzione.
Alle vittorie sul ring non corrispondono quelle nella vita, nonostante Mirco in più di un’occasione abbia messo in gioco tutto se stesso per rivedere la luce.

 “Maè”, il regista atipico di una storia non convenzionale

Mirco vuole accanto il suo “maè”, è così che chiama Fabio Caramaschi per tutto il film, proprio come faceva quando sedeva sui banchi di scuola. Mirco ha scelto di essere predatore e questo è il nome che ha scelto per combattere sui ring delle palestre scalcinate delle periferie. Se lo è anche tatuato sul torace muscoloso, scolpito dagli allenamenti che giorno dopo giorno lo hanno tenuto lontano da una realtà forse troppo dura anche per uno come lui. Lontano sì, ma non troppo. Perché se sul ring “The Predator” metteva tutta la cattiveria incamerata in anni di lotte a pugni nudi sull’asfalto, che lo rendeva pressoché imbattibile e invulnerabile ai pugni degli avversari, i pugni della vita l’hanno mandato KO.

La figura di Fabio Caramaschi è cruciale nella trama della storia che si sviluppa giorno dopo giorno.
È il maestro, la figura di riferimento per l’uomo che vuole essere salvato e che si confronta con una figura autoritaria capace di consigliarlo e di guidarlo.
È al contempo anche il regista che deve raccontare la storia senza interferire, assistendo all’autodistruzione di un ragazzo che lontano dal ring era sulla via della perdizione tra piccoli crimini, alcol e sostanze illecite.
Non dev’essere stato semplice per Caramaschi interpretare questo ruolo, fisicamente invisibile nel film eppure così presente, tanto da diventarne coprotagonista.

Un pugno in faccia per lo spettatore impotente

Il film di Fabio Caramaschi è un vero pugno in faccia per lo spettatore.

Una girandola di emozioni travolgenti che catturano dal primo momento.

Lo sguardo innocente del Mirco bambino tra i banchi di scuola si ritrova anche in quello dell’adulto sconfitto del ring, in un viaggio temporale dove la rabbia, il disagio sociale, la fatica e la determinazione diventano facce di una stessa medaglia.

Nella vita si vince o si perde, non esistono vie di mezzo e Mirco è la più lampante dimostrazione che non sempre le favole hanno il lieto fine e il riscatto sociale non è per tutti.

“Pugni in faccia” è un film verità che mostra la realtà per quello che è, in tutta la sua crudezza, che colpisce come un gancio sul volto a pochi secondi dal gong.

 

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