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Zeffirelli Maestro del Cinema Mondiale

Franco Zeffirelli: Maestro del Cinema

Si è spento a 96 anni Franco Zeffirelli, maestro del cinema mondiale, che con la sua arte ha cambiato il mondo del cinema e dello spettacolo. Oggi tutti piangono l’uomo che ha contributo a rendere grande l’arte cinematografica italiana nel mondo fin dagli anni Sessanta, con produzioni che sono quasi sempre state di respiro internazionale.

In 70 anni di carriera ha realizzato film che sono diventati capolavori del cinema intramontabili, ha scardinato alcuni preconcetti e ha reso lo spettacolo italiano un po’ più libero e liberale. Sulla morte diceva: “Devo credere per forza nell’aldilà, non è possibile che tutti i grandi con cui ho lavorato, che tutto quel genio irripetibile ora sia ridotto al nulla. Tutto questo casino che ho fatto quaggiù alla fine non so se mi farà meritare un pezzetto di cielo.”

Omosessuale e cattolico, omaggiato da Papa Paolo VI e in contrasto con Pasolini

Irriverente e mai banale, è stato uno dei primi a dichiarare la sua omosessualità, pur definendosi un fervente cattolico. Dall’alto della sua grandezza spirituale e artistica non hai pensato che il suo orientamento sessuale potesse in qualche modo intralciare la sua carriera. Una delle sue produzioni più importanti degli anni Settanta è stata “Gesù di Nazareth”, una coproduzione internazionale che ricevette il plauso addirittura di Papa Paolo VI. Non fu un film per il cinema ma una produzione televisiva per la Rai che tra i suoi protagonisti aveva nomi di grande richiamo come Claudia Cardinale e Anthony Quinn. Era uno sceneggiato che, in maniera abbastanza velata, rispondeva al celebratissimo “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini del 1964. Due produzioni diametralmente opposte, rigorosa ed essenziale quella di Pasolini, ricca di elementi del repertorio iconografico quella di Zeffirelli.

Il maestro fiorentino ha reso quasi umani i suoi personaggi facendo contrarre il volto di Maria durante le doglie, sporcando i capelli di Gesù com’è normale che sia per qualsiasi uomo che cammina su strade sterrate. Come raccontato da Zeffirelli qualche anno dopo, il Papa gli chiese cosa avrebbe potuto fare la fede per lui. Il regista gli rispose che gli sarebbe piaciuto farlo arrivare in Russia e Paolo VI gli disse: “Abbia fede: presto sul Cremlino sventoleranno le bandiere della Madonna al posto di quelle rosse.”

Prima di “Gesù di Nazareth”, Zeffirelli produsse un altro film a tema cattolico. “Fratello sole, sorella luna” è una pellicola che, come si evince dal nome, è liberamente ispirata alle vicende di San Francesco d’Assisi in cui si raccontano le sue peripezie e la sua vita. Alcune canzoni della colonna sonora sono cantate da Claudio Baglioni e molte delle scene sono state girate vicino ai luoghi in cui il santo si è rifugiato per la vita in povertà.

Il suo legame con Firenze

Una parte importante della sua produzione è legata a Firenze, la città in cui è nato e che ha amato fortemente. Alla fine degli anni Sessanta produsse per la RAI un importante documentario sull’alluvione del capoluogo toscano intitolato “Per Firenze”. Il film uscì esattamente un mese dopo gli eventi con la sua prima parte, in cui il regista ha raccolto le immagini degli effetti dell’alluvione e le reazioni dei cittadini, inermi davanti alla forza della natura. Nella parte successiva, Franco Zeffirelli ha mostrato il dopo, il grande lavoro degli “angeli del fango” arrivati da tutto il mondo che sono accorsi per aiutare Firenze a risollevarsi. Il documentario fu realizzato anche in inglese e fece il giro del mondo, contribuendo in questo modo alla raccolta dei fondi per ricostruire Firenze da parte di enti pubblici e privati.

Zeffirelli Maestro del Cinema Mondiale

Ricordando Franco Zeffirelli

Il mondo del cinema è in lutto

Si è sentita anche qui oltreoceano la scossa per la morte del maestro Zeffirelli.

New york, una città a lui cara, lo ricorda in onore dei 40 anni e più di 800 produzioni al Metropolitan Opera.

Inizia tutto con un provino, andato male, come attore per una produzione teatrale di Visconti. Dopo averlo scartato per via del suo accento, Visconti si incuriosisce del rotolo che gli vede sempre portare sottobraccio.
Erano i suoi disegni, da cui non si separava mai, che gli valsero il ruolo di scenografo nella compagnia con cui Visconti stava producendo Le Vie del Tabacco. Sarà di Zeffirelli la firma sulla scenografia della prima produzione italiana di Un tram chiamato desiderio, di Tennessee Williams.

Il sodalizio con Visconti è stato prezioso per imparare del cinema in quella che Zeffirelli stesso ha definito “un’università del cinema” ma il suo talento di regista si è espresso soprattutto nel teatro lirico e di prosa. Tra gli anni ’50 e ’60 cura le regie di numerose opere teatrali, da L’elisir d’Amore e la Cenerentola alle opere di Shakespeare con le quali vola a Londra ed Edimburgo, prime esperienze all’estero.

La storia

È un regista particolarmente compreso all’estero e forse con una sensibilità esterofila che gli apparteneva già di partenza. Le sue prime trasposizioni cinematografiche di Shakespeare nella fine degli anni ’60, vengono prodotte in Italia, seppur con attori americani (Elyzabeth Taylor e Richard Burton).

Si racconta che Zeffirelli avesse pensato alla Loren e Mastroianni per La bisbetica domata, ma qualcosa aveva fatto scattare la scintilla tra la Taylor e Burton in un modo che si avvicinava moltissimo alla visione che il regista aveva della storia e di come la voleva raccontare.

Il film fu campione di incassi negli USA aprendo le porte ad un pubblico affezionatissimo anche oltreoceano. Romeo e Giulietta,un altro classico intramontabile, che prima porta a Londra sul palco dell’Old Vic e poi sul grande schermo, utilizzando per la prima volta attori minorenni senza  rinunciare alle note edonistiche e sensuali che gli costarono la censura in Inghilterra.
L’attrice protagonista, infatti, non fu ammessa in sala perché troppo giovane per vedere la scena con il suo stesso seno nudo!

L’omaggio

C’è tanto, tantissimo nella carriera di quest’uomo che va oltre la capacità di questo articolo.
Oggi lo ricordano e lo omaggiano i Teatri, i maggiori del mondo che hanno fatto da casa al suo talento per anni La Scala, L’Old Vic, Il Metropolitan Opera. Un personaggio multi faccia che ha spesso incontrato le critiche degli addetti ai lavori a causa dell’esorbitante presenza di elementi scenici e di decoro da molti ritenuta eccessiva, ma venerata dal suo pubblico affezionato che lo ha seguito per decenni di successi in giro per il mondo.

Le sue produzioni mostrano sempre una predilezione per gli scenari d’insieme, uno stile carico di colori, costumi e scenografie meticolosamente studiate e ricchissime di dettagli che osannano la bellezza. Una celebrazione edonistica continua che ad oggi sembra essere il filo conduttore delle opere da lui dirette in teatro o su pellicola, una celebrazione che partiva da un bisogno personale e primordiale che rende il suo lavoro riconoscibile e senza tempo.

Il lavoro che sopravvive all’artista è la testimonianza di una vita dedicata a fare qualcosa di ben riuscito, di importante.
Così importante da restare immortale.
E lui sicuramente l’ha fatto.

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